
Ōtzĭo Collezione 005, Un Milanese che va troppo in fretta (“A Milanese who goes too fast”), marks a turning point. This year, I’ve lived longer in London than in Milan, the city that shaped me. From this new perspective, the collection looks back with both distance and affection, reflecting on how places continue to shape identity.
At its core, the collection explores Milan as a city of tension and duality between velocity and stillness, innovation and craft, ambition and introspection. Italian Futurism, and the Milanese artists who captured the city’s speed and emotional intensity, form a central reference. The line “Io sono… un milanese che va troppo in fretta” (“I am… a Milanese who goes too fast”), from Filippo Tommaso Marinetti’s Autoritratto (1927), became both a title and a conceptual anchor. Marinetti’s vivid image of the Duomo “O piovra smisurata dai tentacoli bianchi” (“O immense octopus with white tentacles”) inspired prints that reinterpret the cathedral as a living organism: grand, intricate, and restless.
Yet Milan’s other pulse, quieter but equally powerful, runs through its artisans. My grandfather’s workshop, Falegnameria Enzo Basanisi, embodied that enduring rhythm of making: precision, repetition, and devotion. His craftsmanship, celebrated across Italy and abroad, reflected the same creative spirit that fueled Milan’s artists, transforming skill into art. Several prints directly reference his practice, from the literal scans of wood surfaces to abstract patterns echoing the textures and gestures of the workshop.
These two forces, Futurism’s urgency and craftsmanship’s patience, converge throughout Collezione 005. Abstracted cityscapes evoke Balla’s motion studies; deconstructed paisleys recall memories of my father’s butter-yellow tie, reimagined through playful processes inspired by Bruno Munari. Each piece becomes a meditation on movement and memory on how Milan’s relentless energy and its disappearing workshops shaped not only the city’s identity but my own. Ōtzĭo, rooted in the Roman otium (time for reflection and creation) set against negotium (work and obligation), embodies this dialogue. Collezione 005 is both a tribute and a reckoning: a portrait of a city in perpetual motion and of the artisans, dreamers, and makers who keep its soul alive.
Ōtzĭo Collezione 005, Un Milanese che va troppo in fretta, segna una svolta. Quest’anno ho vissuto a Londra più a lungo che a Milano, la città che mi ha formato. Da questa nuova prospettiva, la collezione guarda indietro con distanza e affetto, riflettendo su come i luoghi continuino a plasmare l’identità.
Al suo cuore, la collezione esplora Milano come città di tensione e dualità tra velocità e quiete, innovazione e artigianato, ambizione e introspezione. Il Futurismo italiano e gli artisti milanesi che catturarono la velocità e l’intensità emotiva della città sono un riferimento centrale. Il verso “Io sono… un milanese che va troppo in fretta”, dall’Autoritratto (1927) di Filippo Tommaso Marinetti, è diventato sia titolo sia ancora concettuale. La vivida immagine del Duomo di Marinetti, “O piovra smisurata dai tentacoli bianchi”, ha ispirato stampe che reinterpretano la cattedrale come un organismo vivente: grandioso, intricato e irrequieto.
Eppure l’altro battito di Milano, più silenzioso ma altrettanto potente, scorre attraverso i suoi artigiani. La bottega di mio nonno, la Falegnameria Enzo Basanisi, incarnava quel ritmo duraturo del fare: precisione, ripetizione e dedizione. La sua maestria, celebrata in Italia e all’estero, rifletteva lo stesso spirito creativo che animava gli artisti milanesi, trasformando l’abilità in arte. Diverse stampe fanno riferimento diretto al suo lavoro, dalle scansioni letterali delle superfici del legno a motivi astratti che richiamano le texture e i gesti della bottega.
Queste due forze, l’urgenza del Futurismo e la pazienza dell’artigianato, convergono in tutta la Collezione 005. Paesaggi urbani astratti evocano gli studi sul movimento di Balla; paisley destrutturati richiamano il ricordo della cravatta giallo burro di mio padre, reinventata attraverso processi giocosi ispirati a Bruno Munari. Ogni capo diventa una meditazione sul movimento e sulla memoria, su come l’energia incessante di Milano e le sue botteghe che scompaiono abbiano plasmato non solo l’identità della città, ma anche la mia. Ōtzĭo, radicato nell’otium romano (tempo per la riflessione e la creazione) contrapposto al negotium (lavoro e dovere), incarna questo dialogo. La Collezione 005 è insieme un tributo e un bilancio: il ritratto di una città in perpetuo movimento e degli artigiani, sognatori e creatori che ne tengono viva l’anima.